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Newsflash

Fc Torricella - Chirio Bancario 1-0

Ed il riscatto è servito, grazie ad una gagliarda prova di carattere i ragazzi di Mister Dentini rialzano la testa dopo l’opaco debutto stagionale e vincono il derby contro il Chirio Bancario.

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Fc Torricella - Agello 2-4

Prima uscita del torneo primaverile per i detentori del titolo del Fc Torricella, e prima sconfitta contro un volitivo e gagliardo Agello.

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Fc Torricella - MP Magione 1-0
Alla terza canta il… Gallo!!!! Image
Grazie alla rete di Giuliano Gallo il FC Torricella diventa Campione Provinciale CSI 2008.
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Fc Torricella - Tzatzed 2-1

Grazie alla vittoria per 2 a 1 contro lo Tzatzed ed alle reti di Gallo ed Antonini il Torricella agguanta la finale, ma è un avittoria amara visto il grave infortunio occorso a Calderini.

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News dal Mondo
Cinema Warner Village Gherlinda Corciano
Guida alla programmazione dei film in uscita al cinema Warner Village Gherlinda

Cinema Warner Village Gherlinda Corciano
  • LE CRONACHE DI NARNIA: IL PRINCIPE CASPIAN
    Un film di Andrew Adamson. Con Ben Barnes, William Moseley, Anna Popplewell, Skandar Keynes, Georgie Henley, Peter Dinklage, Warwick Davis, Sergio Castellitto, Pierfrancesco Favino, Damian Alcazar.
    Genere Fantastico - USA, Gran Bretagna, 2008. Durata 140 minuti circa.


    Andrew Adamson crea una nuova, più spettacolare avventura nel regno di Narnia, rivedendo pregi e difetti del primo episodio
    I fratelli Pevensie sono ancora magicamente trasportati dall'Inghilterra al mondo di Narnia, dove li attende un'emozionante e rischiosa avventura e la loro fede e il loro coraggio saranno messi alla prova ancora più duramente.
    di Giancarlo Zappoli


    Consigliato: Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari

    Peter, Edmund, Susan e Lucy a un anno di distanza dagli avvenimenti che li videro divenire regnanti di Narnia frequentano la scuola nella Gran Bretagna impegnata nella Seconda Guerra Mondiale. Un giorno il richiamo del corno li proietta nuovamente nel mondo magico che ben conoscono o, meglio, che credono di conoscere. Perché un anno dei nostri equivale a milletrecento anni in quelle terre in cui, nel frattempo, tutti gli abitanti di Narnia sono stati uccisi o costretti a nascondersi a causa dell'invasione del popolo dei Telmarini. I quali in questo momento avrebbero un legittimo erede al trono, il principe Caspian, il quale è costretto alla fuga perché lo zio, Lord Miraz, vuole ucciderlo per conquistare il potere da cedere in futuro al suo primogenito appena nato. I quattro fratelli Pevensie, aiutati dai sopravvissuti discendenti degli abitanti di Narnia, si mettono in azione per contrastare Miraz e i suoi uomini. Ma non c'è più il leone Aslan al loro fianco o, perlomeno, non lo si vede.
    La seconda parte della saga di Narnia vede ancora alla regia Andrew Adamson il quale deve essere un regista che, insieme alla produzione, legge la critica internazionale. Ha così rivisto pregi e difetti del primo film e ha lavorato sulla pagina letteraria cercando di sfruttarne al massimo l'impatto cinematografico. Ecco allora due imponenti battaglie a marcare visivamente Il Principe Caspian con una difficoltà in più rispetto, ad esempio, a Il Signore degli Anelli. Perché questo è un film dichiaratamente per famiglie e quindi il sangue (sia che sia degli umani che dei centauri) non può scorrere copioso e con immagini truculente.
    La sceneggiatura libera poi la storia dalle pastoie teologiche che avevano fatto iscrivere d'ufficio Le cronache di Narnia al loro primo apparire nella schiera teocon quasi che questo ciclo si contrapponesse a quello che poi ha visto il suo primo episodio con La bussola d'oro. Certo Aslan rappresenta ancora il simbolo di una fede in Qualcuno che può venire in tuo aiuto anche se è non più fisicamente dinanzi ai tuoi occhi. Però se nella pagina scritta il Leone si confronta con Bacco e le Menadi in un complesso mix di Cristianesimo e Paganesimo, qui ci si limita alla spettacolare antropomorfizzazione della forza delle acque in un momento cruciale della vicenda.
    Vicenda che vede i tre fratelli crescere, così come accade in Harry Potter e quindi mutare il loro sguardo nei confronti della realtà (fosse pure quella magica del mondo di Narnia). Ecco allora un primo amore, per quanto solo accennato e una solidarietà/rivalità tutta maschile tra Peter e Caspian. I cattivi questa volta (tranne un breve e significativo, anche sul piano dell'interrogativo morale posto dalla scena, ritorno della Regina delle Nevi) sono di stirpe italica.
    Sergio Castellitto, nelle vesti di ispirazione ispanico seicentesca di Lord Miraz , è rapace e barocco quanto basta. Pierfrancesco Favino, con lo sguardo più cupo del solito, gli fa da braccio destro dubbioso quel tanto che basta per esaltare la bramosia di potere del suo signore.

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    Orari spettacoli: 18:15 - 21:15




  • IO VI TROVERÒ
    Un film di Pierre Morel. Con Liam Neeson, Maggie Grace, Xander Berkeley, Famke Janssen, Katie Cassidy, Olivier Rabourdin.
    Genere Azione - Francia, 2008. Durata 93 minuti circa.


    Un thriller che sconfina nell'action movie tanto amato da Luc Besson
    La figlia minorenne di un ex agente segreto viene rapita da un'organizzazione che commercia in prostitute. L'uomo ha le ore contate per mettersi sulle tracce dei criminali.
    di Tirza Bonifazi Tognazzi


    Consigliato: Nì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari

    L'agente segreto Bryan, dopo tanti anni di servizio nei quali ha più e più volte sacrificato la famiglia per amore della patria, si è dimesso per poter stare vicino alla figlia diciassettenne che vive con la madre e il facoltoso patrigno in una lussuosa villa a Los Angeles. Quando Kim gli chiede il permesso di poter andare a Parigi con un'amica lui, da prima un po' titubante, acconsente a patto che la figlia lo chiami ogni giorno e lo informi dei suoi spostamenti. Giunte nella capitale francese le due ragazze vengono rapite da un'organizzazione che commercia in prostitute per venderle al miglior offerente. Bryan ha le ore contate per mettersi sulle tracce dei criminali e ritrovare Kim.
    L'operatore e direttore alla fotografia di Luc Besson, Pierre Morel, torna a dirigere un film scritto e prodotto dal maestro francese a quattro anni da District B13, il rocambolesco esordio in lungo. Quando non si è seduto dietro la macchina da presa, Besson ha sempre prediletto l'ironia dell'action movie (fatta eccezione forse solo per Danny The Dog). Tuttavia, con Io vi troverò tenta la carta del thriller e insieme allo sceneggiatore di Karate Kid Robert Mark Kamen, già al suo fianco in Transporter 1, 2 e 3 (di prossima uscita), confeziona uno script "accidentalmente" paradossale. Se, infatti, la presenza nel cast di Liam Neeson e il soggetto gravoso del film fanno sperare in un prodotto autentico, il personaggio interpretato dall'ex Oskar Schindler - che è ritratto come una sorta di antieroe imbattibile e incorruttibile neanche fosse Jack Bauer in 24 - e l'evolversi della trama ne compromettono la natura espropriandolo del diritto di appartenenza al genere. Io vi troverò torna così ad assumere le sembianze del popcorn action movie amato da Besson e trova nella figura di Neeson un volto poco credibile e un corpo impreparato all'azione tutta cazzotti e sparatorie. Se Bryan fosse stato portato sullo schermo da un Bruce Willis i conti sarebbero tornati, ma senza l'ironia di un attore abituato ai tempi "comici" e alla leggerezza del genere finisce per sembrare un prodotto geneticamente modificato.

    Orari spettacoli: 18:10 - 20:20 - 22:25




  • IDENTIKIT DI UN DELITTO
    Un film di Andrew Lau. Con Richard Gere, Claire Danes, Kaddee Strickland, Russel Sams, Matt Schulze, Kristina Sisco, Avril Lavigne.
    Genere Azione - USA, 2007. Durata 101 minuti circa.


    Andrew Lau accompagna l'introverso Gere e la combattuta Danes sul confine tra bene e male, tra legalità e violenza, nella squallida desolazione americana
    Le indagini di un agente danno il via ad un viaggio in un mondo fatto di magia nera e mistero.
    di Giancarlo Zappoli


    Consigliato: Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari

    Erroll Babbage è un detective incaricato di monitorare il recupero alla società di ex detenuti colpevoli di reati a sfondo sessuale. Erroll sta per andare anticipatamente in pensione perché i suoi superiori non intendono più sopportare i suoi metodi che spesso sconfinano dall'ambito della legalità. Ha però ancora un compito: deve fare entrare nell'ambiente la collega che lo sostituirà, la giovane Allison Lowry. Il suo dovrebbe essere un incarico di routine ma in quegli stessi giorni una ragazza scompare ed Erroll ha immediatamente la sensazione che si tratti di un sequestro operato da maniaci. Coinvolge così la restia Allison nelle indagini che non gli competono, anche perché sulla sua coscienza pesa un caso simile del passato che non era riuscito a risolvere.
    Andrew Lau è finalmente giunto ad Hollywood. Dopo aver vinto l'Oscar per interposto Maestro (Scorsese con The Departed trasposizione americana del suo Infernal Affairs) ora dirige il suo primo film made in Usa. Non si può certo parlare di un esordio commercialmente felice, visto che il film, completato nel 2007, ha avuto negli States un'apparizione in aprile al Festival di Palm Beach e poi è finito dritto dritto in dvd.
    È sicuramente il caso di chiedersi il perché dato che Richard Gere costituisce comunque ancora un richiamo per il vasto pubblico, che accanto a lui c'è una giovane attrice di valore come Claire Danes e che, per soprammercato, in un ruolo minore troviamo anche la pop star Avril Lavigne. Il traino degli Oscar avrebbe dovuto fare anch'esso la sua parte. Invece… Invece The Flock (Il gregge, titolo ben più significativo, come vedremo, dell'iperanonima titolazione italiana) ha delle qualità che evidentemente la grande distribuzione americana (in molti altri Paesi il film è approdato nelle sale) considera dei difetti.
    Lau ha offerto a Gere uno dei ruoli più tormentati della sua carriera. Babbage è un poliziotto assolutamente disilluso nei confronti di quel 'gregge' di cui deve occuparsi. È convinto (e ciò che accade intorno a lui sembra dargli ragione) che i 'malati di sesso' non possano guarire e finiscano inevitabilmente (e nonostante le possibili buone intenzioni) con il ricadere nelle stesse identiche perversioni che li hanno condotti in carcere. Per neutralizzarli non riesce a non ricorrere a metodi brutali. Gere offre luci ed ombre al suo personaggio introverso e monorientato e Lau accompagna lui e la combattuta Danes attraverso gli spazi bui degli antri in cui si sevizia così come nella squallida luminosità delle strade che attraversano l'America più profonda e desolata.
    Ma, scavando come ama fare sul confine tra bene e male, tra legalità e violenza, il regista inserisce immagini di perversione e di amputazioni, motivate dalle necessità narrative ma comunque scioccanti. Scioccanti, ovviamente, non per chi ama Saw e derivati ma (così deve aver pensato la distribuzione) sicuramente sì per chi ha in mente ben altri tipi di 'film con Gere' (ivi compresi anche i thriller). Ecco allora l'ostracismo che probabilmente ha trovato una motivazione in più nella mancanza di rispetto del cosiddetto politically correct. Babbage non crede, come abbiamo detto, alle possibilità di recupero dei criminali che deve controllare. Non si tratta di una generalizzazione, si tratta di una particolare tipologia di reati. Ma questo non si può comunque affermare in un nome di una retorica redimibilità che sicuramente va affermata ma non può essere assolutizzata.
    Di fronte a questo essere umano senza più illusioni lo spettatore viene spinto a riflettere. Lo scopo non è quello di fargli rimpiangere i giustizieri della notte ma semmai quello di offrirgli un film che è quasi una diretta prosecuzione del meritatamente lodatoSeven.

    Orari spettacoli: 17:50 - 20:05 - 22:30




  • IL CAVALIERE OSCURO
    Un film di Christopher Nolan. Con Christian Bale, Heath Ledger, Gary Oldman, Michael Caine, Aaron Eckhart, Maggie Gyllenhaal, Morgan Freeman.
    Genere Azione - USA, 2008. Durata 152 minuti circa.


    Il Batman di Nolan è un detective incorruttibile a caccia di prove che agisce in una "giungla d'asfalto" e trattiene per sempre il "sorriso" slabbrato di Heath Ledger
    L'uomo pipistrello deve salvare Gotham dal pagliaccio maligno Joker.
    di Marzia Gandolfi


    Consigliato: Assolutamente Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari

    Il crimine organizzato a Gotham City ha le ore contate. Batman, il tenente Gordon, il nuovo Procuratore Distrettuale e alcuni improbabili epigoni dell'Uomo Pipistrello in imbottiture da hockey hanno dichiarato guerra ai criminali. La loro fortuna e i loro dollari, accumulati in una banca di massima sicurezza, vengono rubati da Joker, un pagliaccio sadico e mascherato che getterà la città nel disordine e nell'anarchia. Riempite le tasche di lame, polvere da sparo e lanugine, Joker sfiderà il cavaliere oscuro di Bruce Wayne e rivelerà il lato oscuro di Harvey Dent, l'eroe procuratore che applica la giustizia e agisce a volto scoperto.
    Negli anni il fumetto ideato da Bob Kane si è "riletto" per riscriversi in nuove forme, in questo modo ha riscritto anche il proprio rapporto con il cinema. Si è perciò compiuto il progetto di portare sullo schermo Batman, evitando l'estetica pop-camp di una precedente età televisiva, interiorizzando le proprietà narrative del fumetto e quelle del video e procedendo verso la loro integrazione radicale.
    Dopo la deformazione grottesca e la stilizzazione espressionistica delle versioni di Burton, che aveva saputo trovare un equivalente plastico-dinamico alle figure disegnate sulle tavole, il Batman "iniziato" e "totalmente formato" di Nolan riscrive in chiave crepuscolare il mito del giustiziere mascherato e rilancia in avanti la scommessa del fumetto al cinema. Se il Batman di Burton è infatti prossimo al sistema di rappresentazione dei cartoons, dal quale del resto l'autore proviene, Nolan codifica nel noir il character di Kane, deviandone le traiettorie e sviando lo sguardo dello spettatore in un gioco perverso, che si annoda nella psicologia dei suoi protagonisti e si complica nell'interazione tra i personaggi e il paesaggio metropolitano dominato dal denaro.
    Sviluppata la sua mentalità investigativa e dichiarata la sua formidabile capacità abduttiva, il cavaliere oscuro di Nolan è un detective incorruttibile a caccia di prove (un proiettile esploso nel muro vale un indizio), che tocca cadaveri, frana sulle macerie dei palazzi e agisce in una "giungla d'asfalto" dentro una divisa leggera da "corpo speciale". Spogliato dal rigido esoscheletro, il singolare "costume", disgiunto dal cappuccio, attribuisce nuova energia al personaggio logorato dal protrarsi dell'iteratività narrativa.
    Quello che conta nel Cavaliere oscuro è l'enigma della psicologia dei personaggi: i compagni (Harvey e Gordon) di Batman quanto gli antagonisti (Joker e Due Facce) non sono semplici caratterizzazioni laterali ma diventano figure malate di un incubo, sistematicamente inquadrate dal basso (soprattutto Joker) come un insieme ambiguo e incombente.
    Apparentemente costruito come film sulla voracità e sul potere distruttivo del denaro (il film si apre con la realizzazione di un colpo e la liquidazione di tutti gli esecutori materiali della rapina ad opera di chi l'ha concepita), Il Cavaliere oscuro si rivela opera della paranoia e del progressivo affondare dell'eroe senza maschera di Aaron Eckhart (Harvey Dent), risentito coi compagni e attirato verso il basso da un inafferrabile Joker. Dalla "caduta" muore Harvey e nasce Due Facce, un reduce-sopravvissuto e psicopatico quanto l'irriducibile clown di Ledger, di cui il regista non rilegge le origini, perché Joker è figlio del caos e la sua ferita, aperta in un "sorriso", è figlia di una leggenda declinabile all'infinito.
    Come The Prestige così Il Cavaliere oscuro è una saga della dualità, ma diversamente dal primo a Gotham City non vince chi rischia di più o chi ha meno remore morali, i duellanti sono tutti ugualmente sconfitti e perdenti. Batman perde l'illusione di Rachel e attira su di sé l'attenzione ostile dei cittadini, distogliendola come un prestigiatore da quei particolari che lascerebbero intuire la soluzione del mistero; Harvey perde Rachel e la "faccia"; Joker la risata, bloccata e "appesa" in cima a un grattacielo; gli spettatori perdono il volto disfatto nel make-up di Heath Ledger, rovesciato e trattenuto dal dandy malinconico di Bale. Se lo lasciasse precipitare nemmeno Batman esisterebbe più. E (questo) Joker non può davvero andarsene mai.

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    Orari spettacoli: 19:00 - 22:05




  • HELLBOY - THE GOLDEN ARMY
    Un film di Guillermo Del Toro. Con Ron Perlman, Selma Blair, Jeffrey Tambor, Doug Jones, John Hurt, James Dodd, Anna Walton, Luke Goss.
    Genere Azione - USA, 2008. Durata 110 minuti circa.


    Rinunciando alla fedeltà al fumetto, Guillermo Del Toro crea una storia "fantasyosa" che brilla nel buio della sala
    Un leader spietato che calpesta i due mondi, risveglia un indomito esercito di creature. Toccherà a Hellboy, il supereroe più forte del pianeta, combattere contro il sanguinario dittatore.
    di Marianna Cappi


    Consigliato: Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari

    All'interno del Dipartimento per la Ricerca sul Paranormale e la Difesa c'è aria di maretta. Il muscoloso detective Hellboy, per gli amici Red, è vittima tanto del suo capo Manning, che vorrebbe impedirgli di mettersi in mostra davanti agli umani, tanto della sua pirotecnica fidanzata Liz, che sembra avere un segreto e non volerglielo rivelare. Ma un pericolo molto più grande incombe sul B.P.R.D. e sul mondo intero: il principe Nuada del mondo delle tenebre, stanco di obbedire da secoli all'umanità, ha risvegliato un esercito leggendario di macchine assassine al fine di annientarla. A Hellboy e al suo indistruttibile pugno di pietra il compito di fermarlo.
    Chi, nel 2004, aveva osannato il talento di Guillermo Del Toro nel portare sullo schermo l'eroe del fumetto creato da Mike Mignola, deve ricredersi: Hellboy si riduce ad una buona presentazione del personaggio di fronte ad secondo capitolo, Hellboy - The Golden Army, che brilla davvero nel buio della sala.
    Rinunciando alla trama pseudo storica che ingarbugliava il primo tomo, e con essa ad una buona dose di fedeltà al fumetto, il regista messicano si diverte qui ad approfondire le relazioni tra i personaggi, raggiungendo nei dialoghi dei duetti da antologia, tanto tra Red e Abe, il mutante acquatico, quanto tra i due super "piccioncini". Ugualmente, la distanza tra i due mondi, quello "normale" e quello che non lo è affatto, si riduce al punto da prevedere dei "passaggi" che coincidono con alcune tra le sequenze visivamente più spettacolari del film (il mercato dei Trolls, l'Irlanda del Nord).
    Sebbene la storia in sé non si discosti dalla solita direttrice per cui un rappresentante del mondo occulto dichiara guerra a quello emerso mettendo in difficoltà il protagonista, diviso tra i due mondi e spesso inviso ad entrambi, in questo secondo episodio il tema dell'eros e del suo legame drammatico e inscindibile con thanatos fornisce coerenza narrativa, poiché si declina tra il giustiziere rosso e Liz ma anche tra Abe e Nuala e tra i due pallidi gemelli delle tenebre.
    In tutti i casi, è sul piano dei personaggi che Hellboy dà il meglio di sé. Vien da dire che è dai tempi di Guerre Stellari, di Ian Solo, della principessa Leila e di Chewbecca, che non si vedeva un trio come quello di Red, Liz e Abraham (alias Ron Perlman, Selma Blair e Doug Jones); e non sono da meno i secondari, specie la new entry ectoplasmica Johann Krauss e l'apparizione dell'Angelo della Morte, messaggero di una misteriosa profezia che potrebbe allungare la sua ombra sul futuro cinematografico dei nostri eroi.
    Approfittando del fatto che "Hellboy" è un fumetto recente, privo della pesante tradizione di altri colleghi a strisce, Del Toro imprime a fuoco sulla serie in fieri il suo marchio di fabbrica e tinge con gusto il bianco e nero carico e gotico di Mignola con i suoi colori altrettanto carichi e "fantasyosi".


    Orari spettacoli: 17:10 - 19:40 - 22:10




  • OMBRE DAL PASSATO
    Un film di Masayuki Ochiai. Con Joshua Jackson, Rachael Taylor, Megumi Okina, John Hensley, David Denman, Maya Hazen.
    Genere Horror - USA, 2008. Durata 85 minuti circa.


    Horror sufficientemente buono che tuttavia finisce per sembrare una brutta copia dell'originale
    In seguito a un incidente stradale, strane presenze iniziano a perseguitare Jane e il marito Ben.
    di Tirza Bonifazi Tognazzi


    Consigliato: Nì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari

    Convolati a nozze e trasferitisi in Giappone, dove ad attendere il fresco sposo c'è un lavoro come fotografo di moda, Ben e Jane rimangono coinvolti in un incidente stradale. Lei è sicura di aver investito una giovane donna, ma il corpo è introvabile. Dopo qualche giorno inizia ad avvertire strane presenze.
    Nel 2004, mentre Masayuki Ochiai portava sul grande schermo l'horror Infection, i registi tailandesi Banjong Pisanthanakun e Parkpoom Wongpoom esordivano in lungo con l'originale Shutter. A distanza di quattro anni dall'uscita del film candidato al Golden Kinnaree Award al festival di Bangkok, il giapponese Ochiai ne riprende la trama, rielaborata dallo sceneggiatore Luke Dawson, per debuttare in America con un horror ambientato in patria.
    Vista dagli occhi dell'occidentale Jane (l'attrice australiana Rachael Taylor), Tokyo non appare poi così diversa dalla città ritratta da Sofia Coppola in Lost In Translation, se non fosse per la presenza di spiriti che si materializzano nelle foto scattate da lei e dal marito, dove appaiono sotto forma di una strana luce ombreggiata. Al suo fianco Ben (l'ex Pacey Witter di Dawson's Creek) rimane passivo e solo man mano che la storia si sviluppa si inizia a intravedere il disegno ben più grande (dell'incidente stradale) che li coinvolge.
    Chi non ha visto Shutter troverà nel remake pochi spunti per sussultare soprattutto perché la trama è rielaborata con poco ritmo e poca originalità. Tuttavia la scena della camera oscura qualche brivido riesce a procurarlo e nella sua totalità - che comprende la regia, la fotografia e la prova attoriale - Ombre dal passato è un film sufficientemente buono. Chi, invece, ha visto lo Shutter firmato da Pisanthanakun e Wongpoom può anche evitare il remake perché l'originale è, come c'era da aspettarsi, di gran lunga superiore.
    Il colpo di scena finale, nella prima versione è geniale. Nel film di Ochiai è semplicemente una brutta copia.

    Orari spettacoli: 18:05 - 20:00 - 21:55




  • LUI, LEI E BABYDOG
    Un film di Marcel Sarmiento. Con Malin Akerman, Brendan Hines, Kevin Sussman, Sam Coppola, Steven Rosen, Juan Carlos Hernandez.
    Genere Commedia - USA, 2007. Durata 98 minuti circa.


    Un film d'intrattenimento per cinofili
    Quando Charlie incontra la ragazza dei suoi sogni non immagina neanche lontanamente che per conquistarla sarà costretto a misurarsi col suo cane, Babydoll.
    di Giancarlo Zappoli


    Consigliato: Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari

    Charlie è in cerca di una ragazza come il suo amico Res. Entrambi sono accomunati da una certa avversione per i cani. Ma una sera Charlie incontra, del tutto casualmente, Dafne. Ma la ragazza, bionda e bella, ha una passione assoluta per i cani tanto da conservare in casa foto e urna cineraria dell'ultimo suo amico del cuore. Progredendo il rapporto tra lei e Charlie, Dafne decide di fargli una sorpresa, una cagnetta decisamente intrusiva alla quale lui cerca di dimostrare attenzione nonostante le sue costanti intrusioni nella loro relazione che sta progressivamente evolvendo verso il primo bacio.
    Un film per cinofili (attenzione non è un refuso, i cinefili sono avvertiti) che merita l'attenzione che cerca in quanto opera d'intrattenimento dichiarata fin dagli originali titoli di testa in cui l'immagine di una cane con tanto di didascalie viene utilizzata per presentare cast & credits. Nella progressiva evoluzione del protagonista, proprietario di un coffee bar in cui ai cani è inizialmente vietato entrare e costretto a combattere con un possibile rivale che invece i cani li ama e li esibisce.
    Di solito il triangolo nella commedia classica prevede un lui-lei-l'altro oppure l'altra. Qui invece la situazione si sposta a favore di una presenza canina decisamente marcata che rischia di far saltare un iniziale rapporto di coppia. La struttura narrativa è classica: il protagonista ha un amico totalmente orientato al 'qui e subito' ma scarsamente dotato da Madre Natura mentre lui ha i numeri per piacere ma deve barcamenarsi tra il desiderio nei confronti di una donna e la progressiva intrusione nella loro vita della creatura a quattro zampe. Intendiamoci: questo non è un cane che parla o si comporta come un essere umano. È un cane che fa il cane e vive come tale. Proprio per questo dà origine a una sequenza esilarante quanto veridica (i veterinari che conoscete potranno confermarla per alcuni casi particolari).
    Quando Charlie sta per baciare Dafne lei prende tempo e gli segnala un residuo rimasto tra i denti. Lui va in bagno seguito dall'animale che vede abbeverarsi nel water. Al ritorno sul divano… Vi lasciamo indovinare lo sviluppo della situazione anticipandovi solo che dividerà i cinofili da coloro che non lo sono. Ma la vicenda non finisce lì. Quindi attenti se vi innamorate di chi è molto, molto legato a un animale. Le conseguenze possono essere imprevedibili.

    Orari spettacoli: 17:55 - 20:10 - 22:20




  • NELLA RETE DEL SERIAL KILLER
    Un film di Gregory Hoblit. Con Diane Lane, Billy Burke, Mary Beth Hurt, Joseph Cross, Colin Hanks, Peter Lewis.
    Genere Drammatico - USA, 2008. Durata 100 minuti circa.


    L'ennesimo clone di Saw, truculento e narrativamente inconclusivo
    Un serial killer crea un sito irrintracciabile in cui mostra gli omicidi delle sue vittime, invitando gli utenti a scommettere sull'orario della loro morte.
    di Giancarlo Zappoli


    Consigliato: No *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari

    Una gattina viene uccisa in diretta sul web. Il sito da cui provengono le immagini si chiama Killwithme. Il Dipartimento di Polizia di Portland, nell'Oregon, ha una sezione dedicata ai crimini commessi in rete e ad occuparsi del caso sono l'agente Jennifer Marsh e il collega Griffin Dowd. Jennifer ha una figlia che vive con lei insieme alla madre. La sua vita familiare finisce però inevitabilmente con l'intrecciarsi con il suo lavoro. Anche perché il killer mediatico passa dagli animali agli uomini e mette in atto un gioco estremamente perverso: più collegamenti ci saranno al suo sito e più velocemente le sue vittime, che provvede a torturare in diretta, andranno incontro alla morte. Il tempo ovviamente stringe anche perché il sito non è riconducibile al suo titolare; è cioè (come vuole il titolo originale) 'untraceable'.
    Ci risiamo, potrebbe pensare a buon diritto qualcuno. L'ennesimo clone di Saw è arrivato. È così ma solo in parte. Perché se da un lato il killer on line non ci risparmia scene truculente, la sceneggiatura si trova a dover fare i conti con la presenza della Lane. Ecco allora che bisogna descriverne la vita privata, consentirle di risistemarsi la capigliatura prima di entrare in ufficio, offrirle dialoghi e scene perdendo quindi la concentrazione perversa che sapeva mantenere al suo esordio.
    Il 'vorrei ma non posso' diventa qui la regola finendo con il perdere di vista i possibili target. Chi cerca la detection classica vorrebbe gli fossero risparmiate le scene sopra le righe. Chi desidera solo quelle si annoierà mortalmente nelle pause di riflessione mentre la pretesa falsomoralistica di metterci sull'avviso sui pericoli provenienti dalla rete rivela la propria strumentalità proprio nelle scene più voyeuristiche.
    Tutto ciò senza dimenticare che è poi il motore della narrazione a non funzionare. Perché se possiamo anche accettare l'idea che il sito non sia identificabile ci riesce difficile pensare che il suddetto Dipartimento non sia almeno in grado di bloccare gli accessi rendendo così vana la strategia messa in atto dallo psicopatico torturatore. Quindi, crollando la premessa, finisce con il vanificarsi anche il resto.
    Hoblit, con Schegge di paura, arrivò alla nomination all'Oscar. Qui di paura c'è solo quella che altri cloni 'enigmistici' siano in arrivo. Come se non bastasse l'originale.

    Orari spettacoli: 22:00




  • AGENTE SMART - CASINO TOTALE
    Un film di Peter Segal. Con Steve Carell, Anne Hathaway, The Rock, Alan Arkin, Terence Stamp, James Caan, Masi Oka, David Koechner.
    Genere Azione - USA, 2008. Durata 110 minuti circa.


    Parodia spionistica interpretata dall'agente pasticcione e magnificamente inadeguato di Carell
    Maxwell Smart e Agent 99 sono due spie con grande senso dell'umorismo.
    di Marzia Gandolfi


    Consigliato: Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari

    Maxwell Smart è un eccellente analista al servizio della Control, un'agenzia segreta di spionaggio USA. Smart è impaziente di lasciare la scrivania per diventare un agente operativo con un numero per nome. L'occasione si presenta quando il quartier generale dell'agenzia viene messo sotto assedio da un'organizzazione criminale (KAOS) e l'identità dei suoi agenti compromessa. Servono volti nuovi a cui affidare una pericolosa missione: stanare i membri di KAOS e rendere inoffensivi i loro attacchi terroristici. Smart viene iniziato su campo dall'incantevole agente 99, che ha preservato l'identità e la vita con una plastica facciale.
    L'esperienza e il fascino letale di 99 congiunti all'inesauribile entusiasmo di 86, alias Smart, avranno la meglio su bombe, attentati, complotti e cattivi musicofili.
    Il modello di riferimento dell'agente segreto, mitizzato e diventato l'archetipo dello spy movie e del nuovo cinema d'azione, è stato impiegato anche come fonte ispiratrice di numerose pellicole parodistiche. Accanto alla saga in tre capitoli di Austin Powers non si può non ricordare quella che ha visto come protagonisti i comici Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, ultimo grande esempio di tradizione dell'avanspettacolo prestata al cinema (Due mafiosi contro Goldginger, 1965 o Le spie vengono dal semifreddo, 1966), o quella del James Tont siciliano e sessuomane di Lando Buzzanca (James Tont operazione U.N.O e James Tont operazione D.U.E, entrambi del '65). Dialogando con il testo di partenza, il filone parodico riconfigura comicamente l'immaginario popolare dell'eroe bondiano.
    L'Agente Smart Casino Totale di Peter Segal allo stesso modo rimaneggia la nota sit-com di Mel Brooks e Buck Henry, ricontestualizzandola e aggiornandola alla situazione storico-culturale contemporanea. Spazzato via il contesto della Guerra Fredda, anticomunista e prepotentemente filobritannico, il "paesaggio" messo in scena da Segal è quello post-undici settembre: un paese governato da un presidente idiota assimilabile a Bush (spedito in Florida a leggere favole ai bambini di una scuola elementare) e assediato da terroristi che armano bombe da esplodere nell'agglomerato urbano. L'agente Smart di Don Adams viene sostituito dalla maschera comica di Steve Carell, un gentlemen corredato di gadget tecnologici e smoking con bottoni.
    Diversamente da Bond, figura genitoriale e fondativa, l'agente segreto 86 è lontano dall'essere maschilista e misogino. Ex analista ciccione, Smart ha perso molti chili e ha guadagnato la "licenza di uccidere" accanto all'agente 99, la bellissima Anne Hathaway che non asseconderà mai il desiderio misogino dei colleghi, né tanto meno subirà il destino di infelicità e di morte delle Bond-girls.
    Peter Segal interroga intelligentemente il genere spionistico alla ricerca della qualità e del successo di pubblico, producendo un discorso parodico, che non assume sempre e soltanto caratteristiche di trasgressione ma costituisce pure un atto d'amore verso la forma di genere presa a bersaglio.
    Riconversione comica della classe virile di James Bond, Steve Carell è un attore che lavora in sottrazione, rigettando l'esagerazione per la sobrietà e la sfumatura. Mai plateale, la sua comicità chiama sempre in causa l'attenzione e l'intelligenza dello spettatore. Il suo agente Smart è un eroe positivo e magnificamente inadeguato che indossa un "abito elegante" sempre un po' troppo stretto o un po' troppo corto, decisamente "strappato", mai troppo giusto.

    Orari spettacoli: 17:05 - 19:35





mar, 20 mag 2008
21:30 
A.S.D. FC TORRICELLA
TORRICELLA
: OSTERIA UMBRA
OSTERIA
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